L’Impegno

..per la promozione dei valori condivisi

Il futuro si costruisce nel presente con il passato, ne è il risultato – diretto o indiretto, consapevole o inconsapevole. Gli uomini di domani si formano con gli insegnamenti che la società nelle sue diverse componenti trasmette oggi ai futuri cittadini, attraverso le molteplici forme di comunicazione, fra cui sicuramente, in primo luogo, l’esempio.
Se vogliamo che gli ideali in cui crediamo non vengano dispersi o, peggio, sepolti e annientati, non possiamo rimanere indifferenti a modi di agire e di pensare, sempre più dominanti, destinati a minare e distruggere le basi stesse della società civile. Diventa un dovere morale veicolare i nostri valori verso le nuove generazioni, trasformarli in altrettanti tasselli della società futura.
Da questa convinzione nasce subito, nello stesso anno 1996, l’idea di riconoscimenti, sia pure soltanto simbolici, da dare non solo in nome del proprio familiare, ma soprattutto in nome dei valori in cui ha creduto e in cui crediamo. Le iniziative hanno assunto, negli anni, forme e modalità diverse, ma tutte animate dallo stesso spirito e con un minimo comune denominatore: tenere vivi e tramandare alle future generazioni i valori che abbiamo ricevuto e che riteniamo fondamentali e irrinunciabili per una convivenza giusta e pacifica.

1) ASSEGNAZIONE DI BORSE DI STUDIO BENEDETTO MALLAMACI
Per un triennio, negli anni scolastici:
1996-97
1997-98
1998-99
vengono messe a concorso borse di studio indirizzate ai bambini delle scuole elementari e medie del Comune di Motta San Giovanni. Un momento commemorativo dal forte valore simbolico, non fine a se stesso ma carico di significati ulteriori: un piccolo tributo in favore delle nuove generazioni, perché chi non è più in vita possa continuare a partecipare al progresso culturale di una popolazione sempre amata.
Il senso dell’iniziativa viene messo bene in risalto dalla direttrice del circolo didattico dr.ssa Caterina Autelitano, quando afferma: «il valore della memoria è fondamentale, non solo perché nei suoi ampi e vasti quartieri riposano sul piano individuale i tesori dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni, i prodotti del nostro pensiero e tutto ciò che fu messo a riparo e in disparte e che l’oblio non ha ancora inghiottito e sepolto, ma anche perché quando essa diventa memoria collettiva ci consente di attingere ai suoi contenuti per costruire la nostra identità, quel polo forte a cui fare riferimento per non essere travolti dal vortice consumistico della società odierna. La manifestazione di oggi riveste un duplice significato: è memoria individuale dove riposano i sentimenti più cari e profondi per la moglie, i figli e i parenti dell’onorevole Benedetto Mallamaci; è memoria collettiva per tutti noi celebrare il ricordo di un uomo che tanto si è prodigato per la crescita civile e culturale della propria gente».
nomi vincitori nelle 3 edizioni in corso
filmati in corso
In rappresentanza di tutti i lavori premiati, ne riportiamo due, a testimonianza di quanto anche gli occhi dei bambini sappiano vedere in grande link ai 2 temi qui sotto
1° tema «Tutto ciò che scrivo è frutto di un’attenta ricerca tra persone, anziane o meno, che hanno vissuto le vicende del nostro Comune.
Era un paesello come tanti altri della provincia di Reggio, Motta agli inizi degli anni cinquanta: senza strade che collegassero le varie frazioni e borgate, senza edifici scolastici, senza luce (anche se a Motta era arrivata già nel 1914), senza acqua nelle case, senza fogna e mancante di tanti altri servizi. Gli uomini emigravano in massa per lavorare nelle miniere e nelle gallerie di tutto il mondo venendo a conoscenza di usi, costumi e nuove realtà e si arricchivano di nuove esperienze utili per il futuro miglioramento di Motta. Ma per i mottesi cominciava ad affacciarsi un regalo delle miniere: la silicosi, una terribile malattia che prosciuga lentamente i polmoni fino a togliere il respiro, la vita. Nella frazione di Lazzaro il turismo era ancora poco sviluppato e Serra Valanidi era isolata a monte e a valle, stretta tra le montagne e il terribile torrente “Valanidi”. In questo periodo un giovane medico, il Dottor Benedetto Mallamaci, nato nel 1926, elaborava idee, raccoglieva attorno a sè persone intelligenti e piene di energia, per iniziare il cambiamento del Comune di Motta, offrendo alle persone nuove ambizioni. È tra gli ispiratori dell’amministrazione Catanoso che guidò il Comune dal 1952 al 1958 e fu il presidente dell’ECA (Ente Comunale di Assistenza). Nelle case arrivò la luce e l’acqua, si fecero strade e cantieri. Ma, mi dicono, il dottor Mallamaci vive quelle prime esperienze più da medico cioè di uno che entra in tutte le case e che conosce i bisogni delle persone e la realtà dei posti più sperduti che non da amministratore. L’uomo, il medico, l’amministratore ed il politico crescono e si maturano contemporaneamente allo sviluppo economico-sociale di Motta. Da giovane medico porta soccorso ai cittadini di Serra Valanidi durante l’alluvione, traccia con la sua macchina le nuove strade che si costruiscono nelle borgate di Motta, si occupa del problema della silicosi che nel frattempo è diventata drammatica con centinaia di giovani vittime, tante vedove e tantissimi orfani, e nel 1964 diventa sindaco fino al 1970 della sua Motta. In questi anni il Comune diventa simbolo della provincia di Reggio Calabria: si asfaltano le strade, si costruiscono edifici scolastici, le reti idriche e fognarie e si fa la pubblica illuminazione; Lazzaro diventa un luogo turistico e a Valanidi viene aperta la Delegazione Municipale. Ma Benedetto Mallamaci non si dimentica dei silicotici e insieme al suo amico e compagno di partito Ugo Napoli con la legge “Napoli” fa avere il diritto alle vedove alla pensione di reversibilità. Assiste come medico, come uomo, come amico, come amministratore, i silicotici e le loro famiglie. Ha proprio un debole per questa categoria e per questo fa di tutto per far venire nel 1966 a Motta San Giovanni il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, che scopre una lapide in memoria dell’evento in Piazza Minatore e depone una corona di alloro nel monumento del Minatore dove c’è una lirica “Impasto di prestanza, miniera d’altruismo, agonizzando vive i suoi vent’anni senza futuro” tratta dalla poesia “Il Minatore”, una delle poesie del volume “Finestra sullo Stretto” composto dal dottor Benedetto Mallamaci. Sì, il dottore fu anche poeta. In quegli anni la RAI TV si interessa di Motta per l’operosità del suo sindaco. Un servizio su “Cronache Italiane” intitolato “Motta San Giovanni fa da sé” narrava del sindaco Mallamaci che rifiutava dagli impiegati comunali, quale regalo della sua elezione, un orologio d’oro chiedendo che con quei soldi venisse acquistata una betoniera per impastare il cemento per pavimentare le strade. Rinunciava all’indennità di sindaco per concedere borse di studio agli orfani dei caduti in guerra e del lavoro. Benedetto Mallamaci il 20 giugno del 1970 fu eletto Consigliere Comunale di Motta, Consigliere Provinciale e Consigliere Regionale. Fu quella mi dicono una giornata memorabile per Motta e tantissimi mottesi festeggiarono la triplice vittoria per tutte le strade del paese; egli non dimenticò mai Motta ed i Mottesi e tante furono le opere realizzate per suo merito. Ci sarebbe tanto da scrivere ancora. C’è da fare una considerazione: negli anni ‘70 Motta era all’attenzione degli ambienti politici e nazionali; era considerata la Molinella del Sud (Molinella era un comune modello in provincia di Bologna). Ha conosciuto con Benedetto Mallamaci un fulgore che oggi, purtroppo non c’è più e che difficilmente tornerà. E’ morto nel 1996 e la sua salma è stata esposta nella sala del Consiglio Comunale dove tutti i cittadini di Motta si sono recati per rendere omaggio all’illustre cittadino e amico».

2° tema «Motta è un paese che si trova in collina a poca distanza dal mare. Nello studiare il periodo storico del dopoguerra, la maestra ci ha detto di chiedere ai nostri nonni che all’epoca erano giovani, che cosa ricordassero di quel periodo.
Io non ho più i nonni paterni, ma dalla nonna materna, che ancora vive, ho sentito dire che sono stati anni duri e difficili quasi quanto quelli vissuti durante la guerra vera e propria. Ella mi ha raccontato che il nostro paese, come gli altri della provincia, era diventato povero e arido perché le campagne erano state abbandonate alle donne che dall’alba al tramonto avevano cercato di coltivare quel poco che bastasse alla sopravvivenza propria e dei figlioletti perché le forti braccia dei mariti non c’erano. Ma il popolo di Motta forte, volenteroso, quasi caparbio, dal 1950 in poi iniziò un processo di trasformazione e cambiamento che piano piano ha modificato l’aspetto del nostro paese.
Dal 1952 in poi, grazie all’impianto a turbina inventato da Carmelo Catalano, il paese ebbe la corrente elettrica e poi, poco tempo dopo, l’acqua entrò nelle frazioni. Si cominciarono a costruire gli edifici scolastici, l’ufficio postale, si istituì un servizio di linea che collegò il nostro comune con Reggio Calabria, e si lastricarono le strade del centro di Motta San Giovanni.
Ma una nuova calamità colpì il nostro territorio; nel 1951 e nel 1953 disastrose alluvioni portarono dappertutto distruzione e morte. E’ proprio soprattutto quest’ultima alluvione che le persone anziane ricordano ancora con un brivido alla schiena. Le case sparse dei contadini che ancora abitavano nelle campagne, erano completamente isolate. Fiumi di fango si abbattevano sui loro averi che erano costati tanti duri sacrifici.
A quel tempo non c’era il telefono per comunicare, per chiedere aiuto, ma di fronte a questa tragedia tutto il generoso popolo sottese si strinse attorno ad un giovane medico che con l’ardore di un glorioso condottiero organizzò soccorsi e senza pensare minimamente ai pericoli e ai sacrifici a cui andava incontro si recò faticosamente nelle frazioni alluvionate.
Le stradine non c’erano più, alberi sradicati, frane, grossi massi impedivano il passaggio, ma niente riuscì a fermare questi giovani che finalmente raggiunsero le zone più disastrate e diedero operosi, il loro contributo per tirare fuori dalle macerie, dalle case allagate, donne, bambini e anziani.
Il giovane medico, Benedetto Mallamaci, ha una parola per tutti: consola le donne disperate, cura i feriti, rincuora gli anziani che piangono. Ma ancora una volta il popolo mottese riesce a risollevarsi, affidandosi a questo medico che vuole a capo di questo comune. E’ l’anno 1964, Benedetto Mallamaci viene eletto sindaco, poi consigliere provinciale e consigliere regionale.
Il popolo mottese non ha dimenticato il bene ricevuto e lo sostiene in tutti gli anni della sua attività politica. Egli da parte sua cerca di aiutare i giovani disoccupati che chiedono il suo aiuto. Tanti, grazie a lui, oggi esercitano professioni, occupano posti di prestigio, tanti anziani che hanno lavorato nelle gallerie, usufruiscono della pensione di infortuni sul lavoro e tante vedove hanno potuto offrire ai propri figli una vita serena e abbastanza agiata.
Mia nonna nel raccontarmi queste cose, si è commossa e mi ha fatto capire quanto sia importante per tutti noi, anche per noi più piccoli, la figura di questo medico che io non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, ma che mi sembra di conoscere da sempre, perché dopo quanto ho appreso dalla voce di mia nonna, dovunque io guardi, mi sembra che ci sia un po’ del suo zampino.
Ciò dimostra che la sua attività di sindaco, di medico e di amministratore provinciale e regionale non si è perduta nel tempo, ma che la sua impronta è ancora viva e che il popolo mottese ha fatto suoi i valori di solidarietà, di disponibilità, di onestà che Benedetto Mallamaci ha dimostrato di possedere in tutta la sua vita.»

2) CONTRIBUTI A SOSTEGNO DI CONDIZIONI DI DISAGIO
A partire dal 1996, con un impegno di volta in volta commisurato alla disponibilità economica, l’associazione vuole essere una presenza costante a fianco di chi vive o di chi opera a sostegno di situazioni di particolare disagio sociale, economico o di salute, quale ulteriore modo per contribuire a creare una società meno sperequata e, pertanto, meno conflittuale.
Negli anni i contributi hanno interessato diversi soggetti, sia individui che associazioni, come adozioni a distanza, AIL, AIDMO, ed in particolare fra questi, nel 2007 l’ASD Futura Volley ha aderito al progetto CONI – Servizi Sociali per permettere a bambine e ragazze con difficoltà economiche di svolgere a titolo gratuito attività fisica, venendo per tale motivo insignita dal CONI del titolo di “Società dal Cuore d’Oro”.

3) COMMEMORAZIONE A 10 ANNI DALLA MORTE
Nel 2006, in occasione dei dieci anni dalla morte, con lo stesso intento di ricordare il passato, per conservare nel presente valori e ideali fondamentali per un avvenire migliore, l’attività sociale e politica di Benedetto Mallamaci è stata ripercorsa, insieme ai tanti Calabresi che hanno vissuto con lui, negli anni del secondo dopoguerra, il sogno e la speranza di uno sviluppo della Calabria basato sulla sua crescita culturale, volano di un benessere economico non limitato a pochi privilegiati ma equamente distribuito tra tutte le classi sociali.
L’incontro commemorativo è stato accompagnato dalla pubblicazione di un libro-documentario curato da Viviana Spinella, cui sono andati i ringraziamenti della famiglia per l’efficace sintesi compiuta del pensiero e dell’azione politica e amministrativa di Mallamaci.
Il libro viene riproposto nel 2014 in una nuova e più completa edizione, e più ampiamente diffuso grazie alla pubblicazione in questo sito, con l’intento di ridare voce all’impegno e alle battaglie portate avanti in nome degli ideali del socialismo e della democrazia, della solidarietà, dell’uguaglianza, del rispetto reciproco, della giustizia sociale; semplice raccolta commentata di documenti che, attraverso le parole sue e di chi lo ha conosciuto, ripercorre i principali avvenimenti che lo hanno visto partecipe e protagonista, a testimonianza della passione e della tenacia con cui si è battuto per tutelare gli interessi delle classi meno abbienti:
– perché i risultati raggiunti non siano dispersi;
– perché il suo patrimonio morale ed intellettuale affluisca nel patrimonio comune di quanti –nonostante le difficoltà- si battono ancora per dare vita ad una Calabria migliore;
– perché, in un momento in cui molti di noi avvertono il bisogno di recuperare i valori della convivenza civile, il suo esempio possa alimentare un rinnovato e più forte impegno per una crescita culturale sociale ed economica della Calabria che sia coerente con il territorio, valorizzandone le risorse – ambientali, storiche, umane- mediante l’adozione e la partecipazione alle iniziative più opportune in collaborazione con privati cittadini, associazioni, scuole, università, enti pubblici, operatori economici;
– perché soltanto con questi valori, e soltanto se chi crede in essi se ne fa promotore, è possibile non solo il progresso ma la sopravvivenza stessa della società.
video della commemorazione in corso

4) PREMIO “Fondazione BENEDETTO MALLAMACI”: PER UNA SOCIETA’ ARMONICA E SOLIDALE

Il Premio nasce nel 2001 nel settore sportivo femminile, dove opera la ASD Futura Volley, con lo scopo di incentivare la partecipazione dei giovani all’attività sportiva, riconoscendone il ruolo fondamentale nella formazione civica dei futuri cittadini, ed in particolare di onorare e ricompensare quei comportamenti che favoriscono la civile convivenza.
Da allora ogni anno l’associazione organizza, a proprie spese, manifestazioni sia agonistiche che amatoriali coinvolgendo centinaia di ragazze e di bambine, premiate con medaglie ricordo e materiale sportivo.
Dallo stesso anno l’associazione conferisce un premio a due alunne della V elementare e a due alunne della scuola media. Il premio consiste in materiale sportivo per un valore di 200,00 euro a testa. Il criterio per l’assegnazione tiene conto del rendimento scolastico, del rendimento sportivo (presenza agli allenamenti) e del comportamento nei confronti delle compagne e degli istruttori.

Nel 2011, a 15 anni dalla morte, l’associazione ha istituito un premio a scadenza biennale, con l’obiettivo di portare alla luce, per condividerlo, il patrimonio nascosto, sia morale che intellettuale, presente nel territorio; e, attraverso un riconoscimento anche solo simbolico, dare il giusto rilievo a chi rappresenta un esempio, o comunque favorisce il progresso della comunità locale, operando in favore della collettività, per una società diversa, per il suo benessere e la sua crescita equilibrata ed equa. A tale scopo i soci individuano il soggetto, persona fisica o giuridica, che si è fatto strada o si è distinto per onestà o intraprendenza o impegno profuso in un settore della vita sociale.

2011: Premio a suor Carolina-Centro don Puglisi di Bovalino
Motivazione
Premio

2013: Premio alla Pallavolo per l’opera di diffusione dei valori dello sport tra i giovani della Provincia di Reggio link in corso con foto delle COPPE per le FINALI PROVINCIALI UNDER 13/F VOLLEY e delle tute per la rappresentativa provinciale femminile di volley

2015: Premio alla società cooperativa Utopia di Bagaladi
Motivazione
Premio

2017: Premio al Centro di Accoglienza Fraterna Lavanda dei Piedi di Gioia Tauro
Motivazione